Il Vino della Luna - Staffetta creativa di scrittura

La classe 2AT ha partecipato al progetto BIMED con una staffetta di scrittura riservata agli istituti agrari nell'ambito del progetto "Scrittura e Legalità".Siamo stati seguiti dallo scrittore Alfonso Tramontano Guerritore. Ci siamo cimentati e divertiti a scrivere il  racconto IL VINO DELLA LUNA che ha come filo conduttore un vino tipico della nostra regione  e sullo sfondo la storia del nostro territorio e della nostra splendida scuola di Villa Caprile nella incantevole cornice del parco San Bartolo. Ricerca, innovazione e tradizione si uniscono in un ponte tra passato e futuro. 

Di seguito il racconto:

«Nonno, nella vigna potremmo provare la viticoltura di precisione?» disse Matteo una mattina, mentre camminavano tra i filari. «Con un drone e il GPS potremmo controllare le piante anche a distanza.» Matteo è molto legato all’azienda vitivinicola del nonno e, anche se sta ancora studiando, sente il desiderio di aiutare la sua famiglia a superare un periodo di difficoltà. Il nonno Giorgio, però, non è convinto. «Tu pensa a studiare» rispose con calma. «Alla vigna ci penso io.
Da sempre mi affido alla luna: guardando il cielo capisco quando vendemmiare e quando imbottigliare. La tecnologia non serve, per lavorare servono tempo, pazienza e rispetto per la natura.» Matteo non era d’accordo. Secondo lui il nonno era troppo legato alle tradizioni e poco aperto al cambiamento. Era convinto che natura e tecnologia potessero convivere.
Matteo ha diciassette anni e frequenta il terzo anno dell’istituto tecnico agrario di Pesaro, indirizzo tecnologico ambientale. La passione per l’ambiente gli viene dalla famiglia, che da generazioni lavora la terra sulle colline del San Bartolo, mentre l’interesse per la tecnologia lo accompagna fin da bambino. È alto, sportivo, con capelli scuri e occhi verdi, ma è una persona semplice, riservata ed un gran lavoratore. Un giorno, durante una lezione, assiste alla
presentazione di un drone agricolo, il DJI Agras T30, utilizzato per monitorare le colture dall’alto, controllare lo stato di salute delle piante e intervenire solo dove serve, risparmiando tempo e risorse. Matteo pensa subito all’azienda di famiglia. Grazie al drone potrebbe individuare le zone più deboli e aiutare il nonno a migliorare la produzione nel rispetto dell’ambiente. L’azienda era stata fondata dal nonno Giorgio, uomo esperto e legato alle tradizioni. Per lui la luna e i cicli stagionali sono una guida nel lavoro nei campi. Matteo, invece, guarda al futuro e crede che l’unione tra natura e tecnologia possa far crescere l’azienda; è desideroso di imparare e aiuta sempre più spesso il nonno nella vigna che confina con i terreni di Villa Caprile. Un giorno notò che alcune piante faticavano a crescere, soprattutto in una zona precisa del terreno: le foglie erano più scure e l’uva maturava in modo strano. «Nonno, hai visto queste viti?» chiese un pomeriggio. Giorgio le osservò. «Succede a volte. La terra cambia.» Ma Matteo non era convinto. Forse il drone poteva davvero aiutare a capire cosa stava succedendo. Durante una lezione pratica a scuola, il professore permise agli studenti di provare il drone. Matteo osservava le immagini dall’alto: alcune zone apparivano più secche, altre più umide. Ebbe un’idea. Se nella vigna del nonno c’era un problema nascosto, solo dall’alto si poteva vedere.
Una sera tornò vicino ai campi e guardò la vigna illuminata dalla luna. Non c’era nulla di strano in apparenza, eppure qualcosa non lo convinceva. Il giorno dopo trovò una piccola perdita nel sistema di irrigazione, proprio vicino alla zona delle viti rovinate. L’acqua non arrivava correttamente e il terreno era più secco. «Forse è questo il problema» pensò. Sistemò con cura l’impianto, ma notò che il tubo era stato spostato di proposito. Non sembrava un danno causato
dal tempo o dagli animali. Qualcuno lo aveva manomesso. Nei giorni successivi iniziò a osservare la vigna con occhi diversi. Ogni dettaglio contava: il cancello trovato socchiuso, un rumore di motore durante la notte. Il nonno Giorgio sembrava più silenzioso del solito. Una sera, con la luna piena, Matteo lo vide fermarsi vicino alla zona delle viti malate. Restò lì a lungo,
immobile. «Cosa sta nascondendo?» si chiese Matteo. A scuola, il professore spiegava:
«Quando un terreno ha problemi, non sempre la causa è naturale. A volte c’è un intervento esterno.» Quelle parole lo colpirono. Con il permesso del docente, ottenne i dati raccolti dal drone durante l’esercitazione. A casa confrontò le immagini con la mappa della vigna del nonno.
Le anomalie formavano un disegno preciso, troppo regolare per essere casuale. Quella notte prese una decisione. Tornò nei campi e, seguendo le immagini studiate, scavò vicino a una vite.
Dopo pochi minuti la pala colpì qualcosa di metallico. Non era una pietra. Era una vecchia botola arrugginita bloccata da un lucchetto. Capì che sotto c’era nascosto qualcosa. Forse era per quello che lì le viti erano più secche ed il terreno non era ben irrigato... Mentre si rialzava, sentì dei passi alle sue spalle. «Sapevo che prima o poi te ne saresti accorto» disse una voce.
Matteo si voltò. Davanti a lui c’era il nonno Giorgio. «Non è la luna che mi preoccupa, Matteo» sussurrò. «È quello che questa terra nasconde da molto tempo.» In quel momento Matteo capì che la vigna non era solo un campo, ma il teatro di una storia.
Il nonno sospirò e cominciò a raccontare: «Questo bunker risale alla seconda guerra mondiale... ma non è per la guerra che l’ho tenuto nascosto.» Si avvicinò alla botola e tirò fuori una piccola chiave. Il lucchetto si aprì con uno scatto secco. L’aria che salì era umida, mista a terra e vino. Giorgio scese per primo. Matteo lo seguì con la torcia accesa. Il bunker non era grande. Niente armi, niente casse militari. Solo bottiglie impolverate, disposte con ordine lungo
le pareti. Ogni etichetta riportava dati precisi: data di vendemmia, acidità, grado zuccherino, umidità del suolo. Al centro, una piccola botte di rovere con inciso a mano un nome: “Luna – E.”
Accanto, una fotografia in bianco e nero. Una donna tra i filari, capelli raccolti, mani sporche di terra, lo sguardo deciso. «Chi è?» chiese Matteo. «Luna Bardi. Enologa.» La voce del nonno era ferma, ma diversa dal solito. «È arrivata qui tanti anni fa, durante la guerra... Faceva la staffetta partigiana e io ho scelto di aiutarla e di proteggerla nascondendola dai fascisti. Poi me
ne sono innamorato. Era bellissima e molto colta, entrambi eravamo giovani e appassionati del vino. Io volevo aumentare la produzione nelle mie vigne. Lei voleva migliorare la qualità. Diceva che la vite non si comanda, si studia.» Matteo osservò meglio: sonde per misurare la temperatura, appunti tecnici ordinati, analisi del terreno archiviate con precisione. «Lei aveva
capito che il bunker cambiava l’equilibrio del suolo» continuò Giorgio. «La struttura sotto terra trattiene l’umidità e crea uno stress controllato nelle radici. Le viti sopra maturano in modo diverso. Più concentrate.» Matteo pensò alle immagini del drone. Le anomalie regolari, la parcella Nord più scura. Non era un errore. Era un effetto costante. «Questo è il vino che produce quella zona?» domandò. Il nonno annuì. «Lo abbiamo progettato insieme.
Microvinificazione, rese basse, controllo attento. Non contro la tradizione. Oltre la tradizione.» Fece una pausa. «Ma qui non erano pronti. Sai c’era la dittatura ancora e parlare di sensori e misurazioni sembrava un tradimento. Io non ho avuto il coraggio di espormi. Poi è arrivato quel terribile settembre del 1943 e tutto è cambiato... I nazisti hanno occupato le nostre case, hanno devastato i nostri campi e una sera Luna non è più tornata.» Una lacrima solcava il viso rugoso del nonno. Poi tra i singhiozzi continuò : “Non ho più saputo niente di lei e non posso ancora perdonarmi di non essere riuscito a proteggerla”. “ Nonno, tu l’amavi davvero?”. “ Era un amore
da ragazzi, eravamo entrambi molto giovani...” “ E la nonna? Conosce questa storia?”.
”No, ho incontrato la nonna quando la guerra era ormai finita da tempo e non ho mai raccontato a nessuno la storia di Luna”. Matteo capì qualcosa di nuovo del nonno: non era un uomo chiuso al cambiamento, ma uno che aveva tanto sofferto e che aveva scelto il silenzio per paura del giudizio. Prese una bottiglia. L’etichetta riportava solo: Parcella Nord – Progetto E. «Quindi hai
sempre fatto il vino che lei aveva immaginato.» «Ogni anno. In piccole quantità. Era l’unico modo che avevo per cercare di tenerla ancora in vita». Il nonno stappò una bottiglia. Il profumo riempì il bunker: frutta matura, note minerali, un legno leggero. Un vino preciso, pulito. «La luna mi ha insegnato ad aspettare» disse piano. «Luna mi ha insegnato a capire.» Sopra di loro, le radici delle viti attraversavano un terreno alterato dal bunker. Quello squilibrio aveva generato
carattere, non debolezza. «Non è la luna che ti preoccupa» disse Matteo. «È che questo vino racconta una scelta che non hai mai dichiarato.» Giorgio rimase in silenzio. «Possiamo monitorare la parcella con il drone» continuò Matteo. «Controllare l’umidità, sistemare l’irrigazione. Rendere ufficiale quello che hai già dimostrato.» Il nonno accarezzò la botte incisa “Luna”. «Se lo facciamo, non sarà per moda. Sarà per rispetto.» Matteo annuì. Sotto la terra, il vino custodiva un amore fatto di studio, confronto e visione. Sopra, la vigna aspettava di essere letta fino in fondo con la luna e con la scienza.
Matteo si rimboccò le maniche e decise di continuare la sperimentazione iniziata dal nonno e da Luna senza però commercializzare queste bottiglie: era una scommessa per vedere se innovazione e tradizione potessero combaciare.
Era una grigia giornata di novembre Matteo stava tornando a casa da scuola contento siccome era il periodo della vendemmia che nella sua famiglia era vissuta come una festa, ma quel giorno a casa trovò un’atmosfera cupa, molto tesa.... Cosa stava succedendo?
Girando l’angolo per recarsi all’azienda vide che stavano entrando alcuni visitatori dall’aspetto strano, avevano un’aria importante, sembravano persone che di vino se ne intendevano veramente. Matteo chiese: “Nonno sai chi sono loro, non sembrano dei visitatori normali?”. Il nonno allontanò Matteo e rimase per l’intero pomeriggio a disposizione di quei “visitatori”, mostrò loro le vigne sul San Bartolo, l’area di stoccaggio e il magazzino dove venivano conservate le bottiglie pronte per essere messe in vendita.
“Nonno ti sei tranquillizzato?” chiese Matteo preoccupato durante la cena.

“Speriamo bene... erano anni che non ricevevamo un controllo qualità nella nostra azienda. Quelli non erano visitatori ma erano gli ispettori per la sicurezza alimentare e per la conformità dei documenti, gli ho mostrato tutto quello che cera da mostrare sia dei documenti amministrativi che la tracciabilità e la conformità dei prodotti”.
“Nonno ma hanno notato la presenza del bunker?”
“No, non hanno trovato nessuna anomalia sul terreno ma hanno prelevato qualche bottiglia nel magazzino e fra quelle c’erano anche i nostri esperimenti. Mi hanno detto che mi faranno sapere i risultati di conformità entro una settimana, speriamo che vada tutto bene. Questo è un periodo molto difficile, non possiamo permetterci sanzioni o addirittura di chiudere l’azienda.”
Una settima dopo, Matteo vide il nonno seduto al tavolo aprire una busta e capì dallo sguardo che si trattava di buone notizie. I controlli avevano dato esito positivo: l’azienda era in regola sia per quanto riguarda la documentazione sia per la qualità del vino. In famiglia l’atmosfera si era rasserenata.
“Nonno proviamo a vendere anche le bottiglie di vino della parcella Luna – E? Ora non abbiamo più nulla da temere, sarà la nostra piccola scommessa.”
“Va bene, ci sto, sarà LUNA il vino che unirà le mie ricerche con le tue innovazioni. Una staffetta tra passato e futuro.”

Pubblicato il 17-06-2026